Alessandro Antonucci
Dalla figura all'astrazione informale, la sua pittura trasforma colore, luce e gesto in pura emozione. Le armonie cromatiche vibrano come musica, in un crescendo che nasce dall'istinto.
Biografia
Da un esordio figurativo, Alessandro Antonucci matura la propria ricerca verso l’indagine della “non forma”: la figura al centro dell’opera compie una metamorfosi verso campiture di colore e forme che avvicinano l’artista all’astrazione e all’informale. La libertà cromatica, il segno e la luce vibrante esplorano un gesto che diventa pittura.
«Mi sono formato a partire dal disegno, dai chiaroscuri e dalla tecnica sul colore», racconta l’artista. «Dopo un lungo studio sui paesaggi e sulle prospettive, sono giunto a innamorarmi dell’espressionismo astratto, in particolare della pittura informale. Esprimere qualcosa senza una reale forma, attraverso il colore, è destabilizzante quanto eccitante.»
Le armonie tra forme e colori richiamano le assonanze delle sonorità: in quelle improvvisazioni si ritrova l’anima più musicale dell’artista, anche maestro di tango argentino. Dalla mente alla tela, l’opera si sviluppa e cresce come in un crescendo, fino alla sua essenza definitiva. Il suo lavoro è accompagnato dai contributi critici di Alberto Mattia Martini.
Ricerca
Sviluppa una ricerca pittorica che supera la figura per indagare la non forma, trasformando colore, luce e gesto in un linguaggio astratto, informale e profondamente emotivo.